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Le parole e i modi di dire… della Processione dei Misteri di Trapani.
Ci sono tante parole, che, di generazione in generazione, rappresentano la memoria delle Processioni dei Misteri
del passato. Il legame dei trapanesi e della storia di Trapani a questo evento è molto forte, tant’è che,
al giorno d’oggi, come nei decenni passati, la terminologia dialettale legata a questa funzione, riesce addirittura a
caratterizzarla profondamente. Nel giorno del Venerdì Santo, bastano i primi momenti della Processione per riprendere
la familiarità con parole come annacàta o ciàccula. In qualsiasi periodo dell'anno basta, invece, sentirne anche una
sola per proiettarci, immediatamente, nell'atmosfera e nei ricordi dell'ultima Settimana Santa vissuta a Trapani.
Nel corso degli anni sicuramente nomi, espressioni, soprannomi, si sono adeguati e rinnovati. Alcuni si sono persi
nel tempo, molti altri, con invariato fascino ed espressività, entrano a pieno titolo nel dizionario più prezioso,
il Dizionario dei 'Misteri’:
Abitìno: è la miniatura in argento che riproduce il Gruppo Sacro. Un bassorilievo che i devoti di quel particolare
Mistero indossano legandolo ad una cordicella appesa al collo. Non tutti i cortei in Processione hanno questo simbolo
d'appartenenza.
Aisàta: (lett.: alzata) fare un'a. ovvero alzare il Gruppo. Compito tipico dei massari, ma anche segno di devozione
da parte di molti volontari che, sostituendosi ai portatori ufficiali, conducono il Mistero per un tratto della
Processione.
Annacàta: (lett.: dondolata, cullata) è la caratteristica andatura che i portatori assumono per seguire i lenti ritmi
delle marce funebri suonate dalle bande che accompagnano i Misteri. È un espediente molto efficace per alleggerire
la fatica del trasporto distribuendola, con lenti passi, in un cadenzato dondolìo. Necessita di perfetta sincronia,
ma l'effetto coreografico è davvero notevole: ogni Gruppo, visto da lontano, sembra quasi danzare a ritmo di musica
sopra le teste di tutti gli spettatori che lo ammirano sfilare in Processione. Da qualche anno a questa parte,
anche alcune bande, durante la loro esecuzione musicale procedono con la tipica a.
Arrancàta: al contrario dell'annacata, questo modo di trasportare a spalla il Mistero, non è dettato da motivi
coreografici, bensì estremamente pratici. Capita spesso, infatti, che tra un gruppo e l'altro in processione si crei
troppo spazio che di fatto interrompe la continuità del corteo. Per recuperare il ritardo, in questo caso, i massari,
strisciando i piedi ed accelerando notevolmente i passi, sempre in perfetta sincronia, procedono “arrancando” ed in questo
caso il Gruppo portato a spalla, sembra che scivoli veloce e senza attrito lungo il percorso. Particolare è anche
il rumore prodotto dai piedi dei massari in questo incedere strascicato.
Aste: sono le lunghe travi di legno che sorreggono la vara su cui è collocato il gruppo scultoreo. Attraversano ai due
lati la base del Mistero fuoriuscendo con quattro tronconi lunghi quasi due metri. Il legno di queste aste deve
necessariamente essere molto elastico e resistente. Sotto le aste si sistemano i massari per sollevare a spalla
il pesante gruppo scultoreo. Spesso, alle aste i massari più bassi legano uno spessore (cugno)
che, come un cuscinetto, consenta loro di raggiungere la trave con
la spalla.
Attunniàta: vedi vutàta.
Atturràta e Càura: (lett.: abbrustolita e calda). La Processione dei Misteri è fatta anche d'attesa.
Ci si posiziona in prima fila su un marciapiede ai bordi della strada e s'aspetta di veder sfilare i vari Gruppi
con le relative bande e processioni. Niente di meglio, in questo caso che sgranocchiare qualche arachide, qualche
seme di zucca e qualche cece, tutti scrupolosamente abbrustoliti e caldi. Con questa frase, il venditore di
“caccavetta e semenza” intende abbanniàre, ovvero reclamizzare le sue ghiottonerie che, pur non essendo appena tostate,
risultano sempre calde in quanto esposte al calore delle lampade a gas che le illuminano.
Balloncìno: Corrisponde al “bilanciere”. Nella distribuzione del peso, sotto le aste dei Misteri, i massari scelgono
tra di loro il più alto e robusto e lo fanno sistemare sotto una robusta corda che lega l'asta di destra a quella di
sinistra. In questo caso il portatore centrale, che a differenza degli altri avrà il peso del Gruppo sul collo e non
su una singola spalla, può allargare le braccia su entrambe le aste e cercare di coordinare ed equilibrare l'annacata.
Battistrada: è il responsabile del corteo in processione. Normalmente i “figuranti” si dispongono in due file parallele.
Al centro si posiziona questo “supervisore” che ha il compito specifico di coordinare l'andatura del corteo, lo si
riconosce anche dal lungo Crocifisso che reca in mano.
Battuta: con questo termine s’indica contempo-raneamente un “tempo” ed uno “spazio”, ovvero la durata dell'esecuzione
di una marcia funebre ed il tratto di strada che il Mistero percorre andando a tempo di musica con la classica annacata.
È sicuramente il momento più particolare della Processione, poiché, come facilmente intuibile, le bande musicali contigue, per non accavallare le loro esecuzioni, raramente suonano in contemporanea. Accade così che, quando un Gruppo decide d'eseguire una battuta, la sua banda suona l'accompagnamento musicale, i massari sollevano ed annacano il Mistero, e gli altri gruppi si muovono in processione con la banda silente e coordinando l'annacata col suono della banda che immediatamente segue o precede.
Capucònsule: ogni ceto a cui è affidata la cura del Mistero, è composto da simpatizzanti, collaboratori e consoli.
Questi hanno il compito d'eleggere il
Capo Console: una figura molto carismatica alla quale ogni maestranza riconosce
ed addebita meriti e demeriti circa lo svolgimento dell'intera Processione. Per statuto il Capo
Console deve appartenere
alla categoria d' appartenenza del “Mistere”.
Capuràli: anche questa è una figura carismatica. È di fatto il capo dei massari, ovvero colui che decide come e quando
deve essere eseguita, e quanto deve durare una battuta. A lui è affidata la responsabilità della conduzione del Gruppo.
Per coordinare le esecuzioni della squadra di portatori il caporale s'avvale di uno strumento acustico caratteristico:
la “ciàccula”.
Cavallìtti: sono i sostegni in legno sui quali poggia il Gruppo scultoreo nei momenti di sosta. Sono attaccati alla
superficie inferiore della “vara” e, non avendo alcunchè d'estetico, sono coperti dalla “manta”.
Ciàccula: Tipico strumento acustico a percussione. È composto da tre pezzi di legno, due basculanti posti all'esterno
ed uno fisso con manico sistemato al centro. Agitando il manico, le due parti esterne, legate ad un'estremità con una
cordicella, sbattono sulla paletta centrale e producono un suono molto caratteristico simile alle “nacchere”.
Il caporale, agitando la ciaccola impartisce gli odini alla sua squadra di massari.
Cònsuli: Incarico di responsabilità all'interno dell'organizzazione delle Maestranze che hanno cura dei Misteri.
È buona norma che il console appartenga al ceto a cui è stato affidato il Gruppo. A coadiuvare i consoli non è raro
trovare anche i “consoli onorari” che sono stati accolti nella Maestranza per il loro particolare spirito d'abnegazione
e devozione nei confronti del Gruppo Sacro.
Cùgnu: Per distribuire equamente il peso del “mistere” sulle spalle dei massari, è opportuno che ogni portatore,
alto o basso che sia, possa arrivare senza problemi alle aste. Occorre così applicare uno spessore di legno che faccia
da cuscinetto tra l'asta e la spalla dei massari meno alti della squadra. Il cugno viene generalmente legato al troncone
dell'asta con del nastro da imballaggio.
Figuranti: Per allestire il corteo che solitamente precede il Gruppo in processione, i vari ceti sono soliti “scritturare”
i personaggi che vestiranno la medesima divisa e che si schiereranno in due file coordinate dal battistrada.
Sono principalmente giovani, bambini, ragazzi e ragazze con in mano un cero, o un bastone, o una corda, che accompagnano
il “mistere”, dietro un simbolico compenso. Sono, invece, di maggiore età i figuranti che, con uno stendardo, od un
particolare simbolo, sfilano al centro delle due file.
Furcìne: servivano a sostenere il Gruppo ad altezza d'uomo, nei momenti di sosta. Anticamente, infatti, sotto le vare
non c'era nulla e, ogni qual volta, terminava la battuta, occorreva collocare sotto le aste queste forcine composte
da un solido bastone di legno che, grazie alla sua estremità metallica, s'andava ad incastrare perpendicolarmente ai
quattro sostegni orizzontali. Il Mistero restava così in piedi, spesso però, considerato l'equilibrio precario, l'uso
delle forcine mobili causò rovinose cadute e si optò per la costruzione degli attuali cavalletti fissi sotto ogni vara.
L'uso delle furcìne è ancora praticato durante la Processione dei Misteri di Erice notevolmente più piccoli e leggeri.
Manta: è il pregiato drappo di pesante tessuto nero che scende fino al suolo dal perimetro sottostante ad ogni vara.
L'uso della manta venne introdotto negli anni '50 contemporaneamente alla scelta di sostituire le forcine con gli attuali
antiestetici cavalletti. Questo lungo mantello, oltre a celare alla vista le “zampe” artificiali del Gruppo, reca ai lati
la scritta artistica che riporta il nome del gruppo e del ceto d'appartenenza.
Massàro: è un uomo di fatica. La parola è di probabile origine assira e corrisponde all'ebraico melsar. Al massaro
s'affidava il trasporto di merce e masserizie da un luogo all'altro od altri lavori di fatica “alla giornata”.
Anche nel caso specifico della Processione dei Misteri, quello del massaro è un lavoro a cottimo che prevede un pagamento
da parte del ceto che organizza la processione di ogni singolo Gruppo.
Mezzu passu: serve per girare il Mistero. Il caporale od il portatore che impartisce l'ordine di una vutata, con questa
espressione avverte la squadra che la processione sta per osservare una variante al percorso consistente in una breve
sosta. Con il gruppo in spalla, quindi i massari attendono il classico “a tia” (a te) o “a mia” (a me) per capire verso
quale direzione orientare la girata. “A mia” corrisponde alla direzione di chi impartisce l'ordine, “a tia”, invece,
indica quella opposta. Stabilita quindi la direzione, i massari che fanno fulcro, accorciano il passo, mentre gli altri,
proseguendo normalmente, di fatto gireranno il Gruppo Sacro. Sarà poi il caporale ad indicare con la ciàccola se, dopo
la girata, il mistero dovrà essere posato, o se invece, dovrà essere rigirato per procedere nella normale direzione di
marcia.
Musicanti: ovvero coloro cui è affidata l'esecuzione delle musiche d'accompagnamento al Mistero. Anche se in origine non
era così, oggi ogni Gruppo ha la sua banda musicale. Esse arrivano da tutta la Sicilia, ed ormai fanno parte integrante
della Processione. Con i suoi ottoni luccicanti e le sgargianti divise, la banda oggi è capace d'abbinare al repertorio
musicale classico, anche particolari coreografie coordinate con la Maestranza che l'ha ingaggiata. Ai musicanti, dopo
aver partecipato all'uscita (sciùta) ed al resto della Processione per le vie della città, è concessa la sosta notturna.
Si ritroveranno l'indomani mattina per accompagnare il loro Gruppo nella solenne entrata (trasùta) del Sabato Santo.
Purtàri (u’ Mistere): È il compito dei massari, ma è anche un atto di devozione da parte di tanti Trapanesi che, ogni anno,
sentono quasi l'obbligo di consolidare la loro fede e tradizione con questo gesto di fatica. Da qualche anno a questa parte,
non è raro veder purtari u' Mistere anche dalle donne. È sempre il caporale a dare il consenso di una o più battute a
coloro che ne fanno richiesta. È l'unico momento in cui, i massari, approfittando di una temporanea sostituzione, possono
riposare le loro spalle arrossate e spesso anche scorticate dal peso del “Mistere”.
Picàccia: è una mancia di riconoscenza. Se tra gli spettatori è presente un cittadino illustre od una qualsiasi altra
persona che, dai consoli viene riconosciuta degna di stima e di particolare rispetto, viene ordinata una girata (vedi vutata). È quindi compito di uno dei massari, recarsi presso questo galantuomo lusingato dal gesto, per ritirare una
generosa mancia in danaro. Tutte le picacce e le somme in danaro raccolte durante la Processione saranno divise tra i
massari della squadra.
Scinnùta: (lett. discesa) è un rito che risale al 1600. In origine, i Sacri Gruppi erano conservati durante l'anno,
in attesa della Processione del Venerdì Santo, nella chiesa di S.Michele. Qui, nei sei venerdì di Quaresima antecedenti
la Pasqua, a turno venivano “discesi” dalle nicchie chiuse da vetri, dietro i quali erano esposti. Oggi, invece, nello
stesso periodo di Quaresima, seguendo uno scrupoloso calendario, della banda musicale scelta dalla Maestranza che ha
in cura il “Mistere”.
ogni Gruppo, concede ai suoi devoti un'analoga cerimonia. Questo rito, molto sentito dai trapanesi, prevede la funzione
eucaristica all'interno della chiesa del Purgatorio e l'esecuzione, nella piazzetta esterna, delle marce funebri da parte
della banda musicale scelta dalla Maestranza che ha in cura il “Mistere”.
Sciùta: (lett.: uscita) è il momento più aspettato da tutti i Trapanesi, dopo un anno di preparativi e d'attesa,
finalmente i Sacri Gruppi tornano in Processione. Nella piccola piazza antistante la chiesa del Purgatorio una folla di
devoti attende con ansia l'uscita dei Misteri che, al suono delle bande musicali che li seguiranno in Processione, si
presentano coi loro nuovi, colorati addobbi floreali e coi loro luccicanti argenti. I massari, si superano in bravura
annacando il “Mistere” anche sugli alti gradini dell'uscio della chiesa. L'emozione è tanta ed indescrivibile. Dalla
fine degli anni '80, l'uscita e l'entrata dei Misteri vengono trasmessi in diretta dalle tv locali per consentire di
seguire l'evento anche ai tanti Trapanesi che non hanno avuto la fortuna di trovare posto nella piccola piazza della
chiesa.
Squadra: è il gruppo di portatori (massari) che ha il compito di condurre a spalla il Gruppo Scultoreo per le vie
della città. In ogni squadra, all'apice della gerarchia dei surdati, c'è il caporale. Ogni massaro veste un
particolare camice ed un pittoresco copricapo che serve, oltre a distinguerli, anche a proteggerli dalla cera calda
che copiosa scivola giù dalle grosse torce, i ceri votivi collocati agli angoli di ogni vara.
Stinnàrdu: (lett.: stendardo) è un drappo di pregiato tessuto sul quale è riportato l'emblema della Maestranza a cui è
affidato il Gruppo. È generalmente collocato su una lunga asta di legno che lo solleva al di sopra delle teste degli
spettatori. Lo stendardo apre di fatto il corteo del Mistere cui appartiene e, portarlo in processione richiede classe
e maestria.
Surdàtu: (lett.: soldato, assoldato) è uno dei componenti della squadra dei Massari.
Tammurinàra: Sono i musicanti che suonano i tamburi. Hanno l'importante compito di scandire i lenti ritmi delle marce
funebri eseguite dalle bande musicali in Processione. Al di fuori delle bande c'è invece il gruppo di tammurinàra che,
come una staffetta, precede il primo Gruppo in processione ed avverte la popolazione in attesa ai bordi delle strade,
che da lì a poco passeranno i cortei.
Torcia: il candido cero che viene acceso in voto al “mistere”. Le candele possono essere sia grosse e pesanti che snelle
e lunghe. Le prime vengono solitamente collocate sulla vara insieme agli addobbi floreali del Gruppo; le altre,
decisamente più piccole sono, invece, portate a mano dai figuranti o dai devoti in Processione.
Trasùta: (lett.: entrata) è il momento conclusivo delle varie processioni. Dopo quasi ventiquattro ore dalla sciùta,
ogni singolo Gruppo s'appresta al rientro nella chiesa del Purgatorio. La piazzetta è già affollata dalle prime ore del
mattino del Sabato Santo. I cortei si sciolgono e la banda che ha accompagnato il Mistere esegue da un angolo della piazza,
l'ultima marcia che detterà il ritmo dell'annacata più solenne, quella conclusiva. Con calcolati “avanti e indietro”,
“trasi e nesci”, il Gruppo entra in chiesa, ma lo fa guardando la folla, ovvero nello stesso verso che aveva caratterizzato
l'uscita. Sotto le aste, i devoti ed anche gli stessi consoli, si sono sostituiti agli stanchi massari. Finita l'entrata,
incontenibile e spontaneo, s'alza l'applauso di commiato della folla.
Vara: pianale di legno sopra il quale sono collocate le statue e gli addobbi floreali. Della vara, l'occhio dello
spettatore scorge solamente la cornice esterna, finemente decorata ed intagliata, dalla quale scende la manta. Sotto
la vara, invece, vengono sistemate le aste, i cavalletti e le pesanti batterie elettriche necessarie per illuminare il
Gruppo. Anche il modo in cui le statue sono fissate al pianale è molto particolare, poiché deve garantire, oltre alla
stabilità di ogni figura, anche una certa elasticità che attutisca le oscillazioni causate dall'annacata.
Vutàta: è forse uno dei momenti più caratteristici della Processione che, ricordiamolo, è voluta dal popolo ma è anche
fatta dal popolo. Davanti ogni mistere, sfilano i consoli e per loro, farlo è motivo d'orgoglio. Così come è motivo
d'orgoglio per uno spettatore essere destinatario di una vutata, ovvero di una girata. Se gli occhi attenti dei
responsabili del ceto, scorgono tra la folla un amico, uno astante particolare, un uomo in vista o degno di speciale
stima e rispetto, il Mistere viene letteralmente girato verso questo spettatore che, lusingato dal gesto, sarà generoso
nel donare una consistente picaccia.
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