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XV Gruppo La sollevazione della Croce (Autore: Domenico Li Muli Ceto: Falegnami, Carpentieri e Mobilieri - C.Console: S. Mauro)
 
Sollevazione
Dal Vangelo
secondo Giovanni
(Gv 19,17-22)

Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù nel mezzo. Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei». Rispose Pilato: «Ciò che ho scritto, ho scritto».

Particolare del volto di Cristo

Il corpo nudo di Gesù è stato inchiodato al legno della Croce. Un tribuno impone l'ordine di sollevarla, un soldato ed un giudeo spingono mentre un servo tira le funi.
La Croce è ancora obliqua ma già il Cristo sembra accogliere tra le sue braccia spalancate tutti i peccati del mondo.
L'atto d'affidamento di questo gruppo all'“ars fabbrorum lignareorum” fu rogato il 23 febbraio 1620 dal notaio Melchiorre Castiglione, da allora i “falegnami” ne hanno cura insieme con i “carpentieri” ed i “mobilieri”.
La storia di questo Sacro Gruppo è alquanto singolare. L'opera originaria, della quale non si conosce l'autore, andò distrutta a causa dei bombardamenti che colpirono la chiesa di S. Michele nel 1943. Si decise allora di ricostruire ex novo l'intera rappresentazione tralasciando quasi del tutto l'insieme scultoreo originale.
Nel corso dei secoli, infatti, le statue avevano già subito un gran numero di ritocchi da parte di restauratori non sempre competenti. Di quell'antico “mistere”, gli anziani ricordano i volti molto caricaturali dei giudei, ed anche se, le statue del tribuno e del centurione, potevano considerarsi abbastanza accettabili, la figura di Cristo, invece, appariva troppo piccola e scheletrica.
Il compito dell'intera ricostruzione fu così affidato al Prof. Domenico Li Muli. L'artista contemporaneo, ispirandosi a noti esempi classici, realizzò un'opera che però, in molti giudicarono estremamente personalizzata.
Quando, infatti, nell'edizione del 1951, fece il suo esordio in Processioneil nuovo Mistero, la gente rimase molto perplessa più dalle notevoli differenze rispetto al gruppo antico, che dalla grande artisticità della nuova opera.
Il gruppo scultoreo, a detta d'alcuni notabili dell'epoca, era poco omogeneo con i restanti Misteri, ed in più, secondo l'opinione popolare, questa nuova versione non era accettabile poiché l'artista aveva tolto due statue importanti: il tribuno ed il giudeo che tira la fune e poco importava se n'avesse aggiunto una che prima non c'era, quella del soldato.
Il Mistero andava rifatto e così fu. Nel 1956, il Maestro Li Muli, poté in questo modo ripresentare l'attuale “Sollevazione”, completa di tutte le figure che oggi vi compaiono e che i trapanesi gradirono notevolmente. La nuova opera venne quindi ufficialmente inserita nella Processione dei Misteri, mentre, invece, per molti anni il gruppo scultoreo ripudiato fu abbandonato tra le navate della chiesa del Collegio.
Recentemente, costatato l'ottimo valore artistico di quelle statue, la prima “sollevazione” di Li Muli è stata recuperata ed è tuttora esposta nel settecentesco Palazzo Riccio Di Morana, sede di rappresentanza della Provincia Regionale di Trapani, in un salone che l'Ente ha volutamente intitolato all'artista da poco scomparso: l'ultimo che abbia saputo testimoniare, anche con queste opere di tela e colla, l'alto livello dell'arte e dell'artigianato trapanese che nei secoli caratterizzò le opere dei restauratori trapanesi, Cafiero, Fodale e Messina.

Angioletti
La corona e i tre chiodi
 
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Supplemento editoriale della testata Radio Tele Hobby (Reg. Trib. Tp - Marzo 1977)