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Sollevazione
Dal Vangelo
secondo Giovanni
(Gv 19,17-22) |
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Essi allora presero Gesù ed egli, portando la
croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico
Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una
parte e uno dall'altra, e Gesù nel mezzo. Pilato compose anche
l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù
il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa
iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino
alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I
sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non
scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re
dei Giudei». Rispose Pilato: «Ciò che ho scritto, ho scritto». |
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Particolare del volto di Cristo |
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Il corpo nudo di Gesù è stato inchiodato al legno
della Croce. Un tribuno impone l'ordine di sollevarla, un soldato ed un
giudeo spingono mentre un servo tira le funi.
La Croce è ancora obliqua ma già il Cristo sembra accogliere tra le sue
braccia spalancate tutti i peccati del mondo.
L'atto d'affidamento di questo gruppo all'“ars fabbrorum lignareorum” fu
rogato il 23 febbraio 1620 dal notaio Melchiorre Castiglione, da allora
i “falegnami” ne hanno cura insieme con i “carpentieri” ed i
“mobilieri”.
La storia di questo Sacro Gruppo è alquanto singolare. L'opera
originaria, della quale non si conosce l'autore, andò distrutta a causa
dei bombardamenti che colpirono la chiesa di S. Michele nel 1943. Si
decise allora di ricostruire ex novo l'intera rappresentazione
tralasciando quasi del tutto l'insieme scultoreo originale.
Nel corso dei secoli, infatti, le statue avevano già subito un gran
numero di ritocchi da parte di restauratori non sempre competenti. Di
quell'antico “mistere”, gli anziani ricordano i volti molto caricaturali
dei giudei, ed anche se, le statue del tribuno e del centurione,
potevano considerarsi abbastanza accettabili, la figura di Cristo,
invece, appariva troppo piccola e scheletrica.
Il compito dell'intera ricostruzione fu così affidato al Prof. Domenico
Li Muli. L'artista contemporaneo, ispirandosi a noti esempi classici,
realizzò un'opera che però, in molti giudicarono estremamente
personalizzata.
Quando, infatti, nell'edizione del 1951, fece il suo esordio in
Processioneil nuovo Mistero, la gente rimase molto perplessa più dalle
notevoli differenze rispetto al gruppo antico, che dalla grande
artisticità della nuova opera.
Il gruppo scultoreo, a detta d'alcuni notabili dell'epoca, era poco
omogeneo con i restanti Misteri, ed in più, secondo l'opinione popolare,
questa nuova versione non era accettabile poiché l'artista aveva tolto
due statue importanti: il tribuno ed il giudeo che tira la fune e poco
importava se n'avesse aggiunto una che prima non c'era, quella del
soldato.
Il Mistero andava rifatto e così fu. Nel 1956, il Maestro Li Muli, poté
in questo modo ripresentare l'attuale “Sollevazione”, completa di tutte
le figure che oggi vi compaiono e che i trapanesi gradirono
notevolmente. La nuova opera venne quindi ufficialmente inserita nella
Processione dei Misteri, mentre, invece, per molti anni il gruppo
scultoreo ripudiato fu abbandonato tra le navate della chiesa del
Collegio.
Recentemente, costatato l'ottimo valore artistico di quelle statue, la
prima “sollevazione” di Li Muli è stata recuperata ed è tuttora esposta
nel settecentesco Palazzo Riccio Di Morana, sede di rappresentanza della
Provincia Regionale di Trapani, in un salone che l'Ente ha volutamente
intitolato all'artista da poco scomparso: l'ultimo che abbia saputo
testimoniare, anche con queste opere di tela e colla, l'alto livello
dell'arte e dell'artigianato trapanese che nei secoli caratterizzò le
opere dei restauratori trapanesi, Cafiero, Fodale e Messina.
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Angioletti |
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La corona e i tre chiodi |
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