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Maria, Giovanni e Maria Maddalena lo sentono, Gesù
è morto. Il loro dolore, ai piedi della Croce è profondo, ma ad esso
s'aggiunge l'angoscia, devono assistere inermi ad un gesto di crudeltà
immane: un centurione trafigge il corpo di Cristo al costato con una
lancia.
Questo Sacro Gruppo, anticamente chiamato “La Crocifissione”, con atto
rogato dal notaio Melchiorre Castiglione il 27 aprile 1620, fu dato in
consegna alle cure dei “funai” (ars cordareorum) ed ai canapai, attività
fiorente in una città marinara come Trapani. La crisi del settore,
dovuta al continuo progresso tecnologico però, causò la quasi totale
scomparsa di questa categoria che di fatto, obbligò nel 1966 il
passaggio del cosiddetto “mistere cannavara” alle cure dei “pittori e
decoratori”.
Questi, non appena subentrati provvidero ad un consistente rifacimento
degli ornamenti argentei del Mistero.
La creazione di questo gruppo
scultoreo ha origini abbastanza controverse. Non si conosce il nome
dell'autore originale, si sa però che, nel 1771 esso venne ricostruito.
Se in origine si pensava che la paternità dell'opera dovesse essere
attribuita a Francesco e Domenico Nolfo, alcuni studi più recenti ed
accurati hanno individuato in Mario Ciotta o Andrea Tipa i nomi degli
autori.
Si tratta della raffigurazione di uno dei momenti più tristi dell'intera
Via Crucis.
Dal corpo esanime di Gesù continua a trapelare una pacata
sofferenza, la morte ha prevalso sul dolore ed il capo reclinato di
Cristo sembra voler rasserenare i suoi cari ai piedi della Croce.
La pace però, non trova spazio nei volti della Madonna e di Giovanni.
Anche se i loro occhi sono rivolti in alto, verso quel corpo che ormai
ha smesso di vivere, sanno che un altro momento di grande empietà sta
per arrivare.
La Maddalena, inginocchiata ai piedi della Croce, rivolge lo sguardo con
angoscia al centurione romano. Il soldato, trafiggerà Gesù per
costatarne la morte, ma non ha il coraggio di guardarlo, i suoi occhi
sono bassi e densi di vergogna quasi invocassero perdono.
Anche questo Mistero non passò incolume dai bombardamenti del 1943 e
rimase profondamente danneggiato.
Ci pensò il bravo Giuseppe Cafiero a restaurarlo con magistrale perizia.
Nel 1947, curate le “ferite” della guerra, “La Ferita al Costato” potè
tornare in Processione. Questo, fra i venti Misteri, è l’unico che
ritrae il Cristo crocifisso, che però, al costato, non presenta ferita
alcuna.
La maggior parte delle decorazioni argentee è di recente fattura. Fra
queste spicca la targa posta in alto sulla Croce recante la scritta INRI
ed una pregevolissima cornice a sbalzo.
Due anelli in lamina d'argento formano le rispettive aureole
dell'Apostolo Giovanni e di Maria Maddalena, mentre di fattura più
elaborata a raggiera sono le aureole di Gesù e di Maria.
Sul capo di Gesù un'altra corona di spine formata da tre fili
intrecciati mentre sul capo del soldato il solito pennacchio posto
insieme alla criniera d'argento sopra l'elmo. Di notevole fattura anche
l'asta nelle mani del centurione.
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